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Le mani ustionate dei vigili del fuoco (che non sono assicurati dall’Inail)

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Le mani ustionate: La foto, diffusa dal sindacato Usb, mostra i segni di un intervento, uno di quelli in cui i pompieri mettono a rischio la propria vita senza tutele

«Primi nel soccorso, ultimi nei diritti». Queste mani ustionate, con la pelle lacera e annerita, sono quelle di un vigile del fuoco dopo un intervento.

La foto è stata diffusa dal sindacato Usb e mostra i segni di una di quelle operazioni in cui i pompieri riescono a salvare la vita degli altri, mettendo a rischio la propria incolumità. Senza tutele.

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Già, perché i vigili del fuoco, permanenti e volontari, non sono assicurati dall’Inail

(Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Quindi, il rimborso delle spese mediche, che tocca a loro anticipare, dipende dal riconoscimento, lungo e incerto, della causa di servizio che interviene a distanza di molto tempo, spesso di anni.

Un paradosso che è stato segnalato da Luca Cipriani, pompiere veronese, che ha lanciato una petizione su Change.org.

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Ma perché i vigili del fuoco sono esclusi da questa copertura assicurativa? Come spiega Cipriani, è «anche a causa di una supposta autonomia di intervento del Corpo, nel presupposto che il sistema di welfare “interno al Corpo” sappia assicurare prestazioni equivalenti a quelle infortunistiche.

Infatti, chiamata ad intervenire negli scorsi anni, la Corte costituzionale.

Alla luce delle prove addotte dall’Amministrazione, ha ritenuto sufficienti le prestazioni infortunistiche, tutte da dimostrare, teoricamente assicurate ai Vigili del fuoco».

La limitata copertura assicurativa di cui i pompieri dispongono (e si pagano) è quella dell’Ona (Opera Nazionale di Assistenza; per il Personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco).

«Lo Stato ha erroneamente considerato l’Ona come un ente finanziato dallo Stato, facendolo rientrare nella procedura; della decurtazione del 50% dei fondi in riassegnazione dal Ministero dell’Economia e Finanze», spiega Cipriani.

«Va precisato e sottolineato che l’Ona, in realtà, si auto-finanzia con una quota parte delle prestazioni rese dal personale del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco sui servizi di prevenzione e vigilanza, nonché con il versamento di alcune trattenute a carico del personale.

Venute meno le risorse, e quindi fortemente ridimensionata l’assicurazione Ona, gli infortunati devono fare fronte alle necessità; di cura a loro spese, salvo rimborso dopo l’eventuale riconoscimento della causa di servizio».

Così, proprio una delle categorie più esposte a rischi e condizioni di lavoro logoranti, oggi, in Italia, è ancora priva di tutela.

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