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Salvatore Parolisi libero per buona condotta, la rabbia del fratello di Melania

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Salvatore Parolisi libero per buona condotta, la rabbia del fratello di Melania: “In Italia non c’è giustizia”

Mafia, Berlusconi indagato a Firenze per stragi del 1993

Salvatore Parolisi, condannato a 20 anni di reclusione per il delitto della moglie, dopo 8 anni di carcere potrebbe già tornare in libertà.

A breve l’ex militare, 40enne, grazie alla buona condotta potrà trascorrere alcuni giorni al mese a casa.

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Sconcerto da parte dei familiari della vittima:

“Assurdo dare benefici a chi ha commesso una simile atrocità. Parolisi non si è mai pentito, né ha chiesto scusa”.

A dare la notizia è il settimanale Giallo, .

Michele Rea è un fiume in piena: “Parolisi pensa a rifarsi una vita,

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ma dimentica di averla tolta alla moglie

Salvatore Parolisi libero per buona condotta

[…] La notizia che presto potrebbe uscire dal carcere perché

usufruirà dei primi permessi premio mi coglie di sorpresa e, umanamente, mi fa molto male …

Io penso che una persona condannata in via definitiva per omicidio

non debba mai usufruire di benefici ma che debba scontare in galera l’intera pena stabilita dai giudici”.

Indignato, il fratello di Melania lo ha dichiarato a Gian Pietro Fiore di Giallo.

Massacrata con 35 coltellate nel bosco di Ripe di Civitella (Teramo) il 18 aprile 2011,

Melania Rea sapeva che il marito la tradiva ma continuava a perdonarlo.

Secondo le sentenze la uccise perché stretto in un imbuto sentimentale:

aveva promesso all’amante che avrebbe ufficializzato la loro relazione e lasciato la moglie,

senza tuttavia mantenere le sue promesse.

Secondo i tre gradi di giudizio fu lui ad uccidere, facendola morire dissanguata,

la moglie Melania Rea con 35 coltellate,

poco prima di Pasqua nell’aprile 2011, nel boschetto di Ripe di Civitella,

a Colle San Marco, nel Teramano,

dove la coppia si era recata insieme alla figlia di 18 mesi per giocare sulle altalene. Sembra impossibile ma la condanna è stata ridotta perché

all’ex Caporal maggiore dell’esercito non è stata riconosciuta l’aggravante della crudeltà.

Parolisi fece anche di peggio, secondo quanto l’inchiesta ha messo in luce:

dopo il delitto tentò di depistare le indagini e infierì sul corpo

martoriato e ormai senza vita della moglie conficcandogli

una siringa sul petto e sfregiandolo con dei segni a forma di svastica.

Accanto al corpo lasciò un laccio emostatico al fine di far credere ai carabinieri

che Melania fosse stata aggredita e uccisa da un tossicodipendente.

Come sappiamo il suo tentativo di depistaggio a nulla servì,

giacché di lì a poco l’uomo venne tratto in arresto con la grave accusa di omicidio e vilipendio di cadavere.

Parolisi, dicono le sentenze, aveva un movente forte: l’amante gli faceva pressioni affinché lasciasse Melania, che molto tempo addietro aveva scoperto la loro tresca ma, forse anche perché incinta, aveva deciso di perdonare il marito a patto che la sua relazione clandestina venisse subito interrotta. Promessa che Parolisi le fece ma che non seppe mantenere

. La storia segreta con l’amante andò infatti avanti, tanto che pochi giorni prima del delitto lui le scrisse: 

“Tu sei la cosa più importante, non preoccuparti, i nostri accordi (con riferimento alla separazione dalla moglie) non vanno per le lunghe, massimo una settimana poi dovrà sparire dalla mia vista”.

(Fonte settimanale Giallo).

Questo Parolisi pensava della moglie che poco tempo dopo uccise nel modo barbaro che tutti conosciamo.

Sebbene l’uomo si sia sempre professato innocente, il tribunale dei minori gli ha tolto la patria potestà.

Parolisi non può infatti avere alcun contatto con la figlia –

né scriverle o telefonarle – che è stata affidata ai nonni materni.

 

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